Interno delle Grotte di Castelcivita con stalattiti e stalagmiti illuminate lungo il percorso di visita
Concrezioni lungo il percorso di visita delle Grotte di Castelcivita — foto: Flautomagico25 · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Del Cilento si raccontano di solito i templi, i borghi e il mare. Ma c'è un'altra dimensione, meno ovvia e perfetta per le giornate di pioggia o per quelle troppo calde: il mondo sotterraneo del massiccio degli Alburni, la grande dorsale calcarea che chiude a nord il parco nazionale. Qui l'acqua ha lavorato per centinaia di migliaia di anni scavando gallerie, pozzi e sale, e due di questi complessi sono attrezzati per la visita turistica: le Grotte di Castelcivita e le Grotte di Pertosa-Auletta. Dalla villa si raggiungono risalendo verso l'interno del Parco, ciascuna su un versante diverso del massiccio, e ognuna delle due merita una mezza giornata a sé.

Perché gli Alburni sono bucati come una spugna

Il calcare è una roccia che l'acqua piovana, resa leggermente acida dall'anidride carbonica, riesce a sciogliere lentamente. Nel corso del tempo geologico le fratture si allargano in condotti, i condotti in gallerie, e quando il livello dell'acqua si abbassa restano vuote cavità in cui il gocciolamento ricomincia il lavoro al contrario, depositando carbonato di calcio: nascono così le stalattiti che scendono dalla volta, le stalagmiti che crescono dal basso, le colonne che si formano quando le due si incontrano, e le colate che sembrano tende di pietra. È il motivo per cui la visita a una grotta non è mai soltanto scenografica: le forme che vedete raccontano la storia idrica di un'intera montagna.

Castelcivita: uno dei complessi più vasti del Sud

Le grotte che si aprono alle pendici degli Alburni, nel territorio di Castelcivita, sono fra i sistemi ipogei più estesi dell'Italia meridionale: lo sviluppo complessivo rilevato supera i quattro chilometri e mezzo, di cui solo una parte è aperta al pubblico lungo il percorso turistico attrezzato. La visita è sempre accompagnata da una guida e alterna sale ampie a passaggi più stretti, con concrezioni di forme e colori molto vari. Un aspetto che colpisce chi si aspettava solo un fenomeno naturale è la componente archeologica: queste cavità hanno restituito tracce di frequentazione umana molto antica, e sono considerate un sito importante per lo studio della preistoria del Mezzogiorno. Esistono percorsi di diversa lunghezza e difficoltà, compresi itinerari di tipo speleologico più impegnativi: quale sia disponibile e in quali giornate va verificato sui canali ufficiali di gestione, così come gli orari di ingresso.

Pertosa-Auletta: il fiume che si naviga

Sull'altro versante, le grotte di Pertosa-Auletta, conosciute anche come Grotte dell'Angelo, hanno una caratteristica che non ha eguali in Italia: la visita comincia in barca, perché all'ingresso scorre un corso d'acqua sotterraneo, il Negro, che si risale a bordo di un'imbarcazione a fondo piatto tirata a mano dalle guide lungo un sistema di funi. Il silenzio, l'acqua quasi immobile e le pareti che scorrono a pochi centimetri rendono i primi minuti una delle esperienze più memorabili che si possano fare nel Cilento. Superato il tratto navigabile si prosegue a piedi lungo gallerie concrezionate per un percorso che, nel complesso, si sviluppa per alcuni chilometri. C'è poi un secondo motivo di interesse, questa volta archeologico: all'imbocco delle grotte sono stati individuati i resti di un villaggio su palafitte del II millennio a.C., una testimonianza rarissima in un contesto di questo tipo.

Consiglio pratico: nelle grotte la temperatura resta costante intorno ai 15 gradi tutto l'anno, con umidità molto alta. Anche in pieno agosto servono una giacca leggera e scarpe chiuse con suola antiscivolo, perché il fondo è spesso bagnato. Le visite sono guidate e a turni: prima di partire conviene verificare orari, durata dei percorsi disponibili ed eventuale necessità di prenotazione sui canali ufficiali di ciascun sito.

Come inserirle nella vacanza

Sono la carta da giocare quando il meteo non aiuta o quando si ha voglia di qualcosa di completamente diverso dal mare e dall'archeologia classica. Partendo da Villa Giulia Cilento si mette in conto il viaggio all'andata lungo le strade dell'interno, la visita guidata e il rientro nel pomeriggio: una giornata piena ma non faticosa, adatta anche a chi viaggia con ragazzi, che di solito le grotte le ricordano più dei templi. Il consiglio è di scegliere una delle due per volta, senza tentare di farle entrambe nello stesso giorno: sono lontane l'una dall'altra, e ognuna richiede tempo, calma e la giusta dose di stupore. Il rientro in collina, con la vista sulla piana di Paestum dalla terrazza, riporta in superficie nel modo più piacevole possibile.

Una base tranquilla anche per le giornate di pioggia

Dalla villa, sulla collina di Giungano, si raggiungono in giornata sia le grotte degli Alburni sia i templi e il mare: un intero piano con cucina attrezzata e terrazza panoramica.